1. Il Cammino dei dinosauri
Questo Cammino passa tra i Musei dove si possono recuperare le informazioni sulla presenza sia della fauna che degli esseri umani nel periodo del paleolitico (2,58 milioni di anni fa e fino a 11 700 fa) e neolitico (8000 – 3500 a.C.) , sia visitando i Musei presenti sul territorio Terra dei Cammini e sia visitando le aree dove si trovano tracce del passaggio dei grandi mammiferi quaternari o dove sono state ritrovati fossili di grandi animali ora conservati in altre parti del mondo.
Il Cammino consigliato inizia presso il Museo della Città del comune di Aquino posto sulla Via Latina. Seguendo la Via Francigena nel Sud – variante Casilina – si arriva al Museo Nazionale che si trova sulla strada che porta all’Abbazia di Montecassino. Nei due musei si raccolgono le informazioni di base su ciò che il territorio ha conservato e ha portato poi alla luce. Poi si va a verificare le testimonianze dirette della presenza dei grandi mammiferi che vivevano in loco, prima a Pignataro Interamna – località Fontanarosa - e poi nei pressi del comune di Esperia
La Storia
Ci fu un tempo in cui l’intera Valle del Liri era coperta di acqua. Era il cosiddetto lago Lirino che, nella sua massima estensione, andava da Ceprano fino alle porte di Santa Maria Capua Vetere. Ancora in epoca romana insistevano tre laghi nel territorio di Aquino oltre ad alcuni altri specchi d’acqua cosiddetti minori, in località Piumarola di Villa Santa Lucia (lago “le pantanelle”) e in San Germano-Cassino (lago “lo pantano”).
Siamo nell’era del pleistocene che è compreso tra 2,58 milioni di anni fa e 11 700 anni fa. Ed è proprio qui, nel cuore dell’Italia centro-meridionale, che si sono avute le principali formazioni quaternarie continentali: glaciali, lacustri, fluviali e diluviali. In particolare, nella Valle del Liri sono emerse le maggiori testimonianze della fauna e delle attività umane che risalgono al paleolitico e al neolitico. I vistosi avanzi fossili che affiorano in queste aree permettono di ricostruire le condizioni morfologiche, climatiche e biologiche allora predominanti. È con la scomparsa delle acque, avvenuta a seguito delle conseguenze delle eruzioni del vulcano di Roccamonfina, che cominciano ad affiorare resti di fossili preistorici. Insieme alla grande quantità di avanzi di mammiferi che vivevano ai margini del grande bacino di acqua (cervi, buoi, orsi, leoni, grandi pachidermi quali gli elefanti), vengono ritrovati anche manufatti di pietra. È la prova che della presenza, sulle sponde di quei laghi, anche dell’uomo paleolitico, che precede le posteriori ondate dei neolitici, il quale cacciava quegli animali con armi di pietra come quelle, tra le più perfezionate, ritrovate nella zona di Telese (Bn). Siamo nei territori che appartennero in epoche successive alle popolazioni aurunche o, secondo alcuni studiosi, agli Ernici o ai Sidicini, ai quali ben presto subentrarono i Volsci e quindi i Sanniti.
La presenza nell’Italia centro-meridionale di ossa di elefanti è ricordata dagli storici fin dai tempi più remoti e agli antichi Romani erano ben noti gli avanzi fossili di grandi mammiferi quaternari in queste zone. Se ne trova prova negli scritti di Svetonio nella sua Vita di Ottaviano Augusto. Il Cammino dei Dinosauri e dei Mammut passa dai luoghi dove si ritrovano testimonianze delle scoperte fatte sul territorio e lasciano immaginare come sia evoluta la vita su questa terra.
Siamo nell’era del pleistocene che è compreso tra 2,58 milioni di anni fa e 11 700 anni fa. Ed è proprio qui, nel cuore dell’Italia centro-meridionale, che si sono avute le principali formazioni quaternarie continentali: glaciali, lacustri, fluviali e diluviali. In particolare, nella Valle del Liri sono emerse le maggiori testimonianze della fauna e delle attività umane che risalgono al paleolitico e al neolitico. I vistosi avanzi fossili che affiorano in queste aree permettono di ricostruire le condizioni morfologiche, climatiche e biologiche allora predominanti. È con la scomparsa delle acque, avvenuta a seguito delle conseguenze delle eruzioni del vulcano di Roccamonfina, che cominciano ad affiorare resti di fossili preistorici. Insieme alla grande quantità di avanzi di mammiferi che vivevano ai margini del grande bacino di acqua (cervi, buoi, orsi, leoni, grandi pachidermi quali gli elefanti), vengono ritrovati anche manufatti di pietra. È la prova che della presenza, sulle sponde di quei laghi, anche dell’uomo paleolitico, che precede le posteriori ondate dei neolitici, il quale cacciava quegli animali con armi di pietra come quelle, tra le più perfezionate, ritrovate nella zona di Telese (Bn). Siamo nei territori che appartennero in epoche successive alle popolazioni aurunche o, secondo alcuni studiosi, agli Ernici o ai Sidicini, ai quali ben presto subentrarono i Volsci e quindi i Sanniti.
La presenza nell’Italia centro-meridionale di ossa di elefanti è ricordata dagli storici fin dai tempi più remoti e agli antichi Romani erano ben noti gli avanzi fossili di grandi mammiferi quaternari in queste zone. Se ne trova prova negli scritti di Svetonio nella sua Vita di Ottaviano Augusto. Il Cammino dei Dinosauri e dei Mammut passa dai luoghi dove si ritrovano testimonianze delle scoperte fatte sul territorio e lasciano immaginare come sia evoluta la vita su questa terra.
Per approfondimenti si possono consultare i seguenti testi consigliati dal Centro Documentazione e Studi Cassinati (CDSC):
1. O. G. Costa, Intorno alle ossa di mammiferi trovate presso Cassino, Stamperia del Fibreno 1864
2. G. De Lorenzo, L’elephas antiquus di Pignataro Interamna, Rend. Acc. Naz. Lincei, vol. IV 1926;
3. G. Nicolucci, Sugli elefanti fossili della Valle del Liri, Acc. delle scienze 1882;
4. G. Sacchetti, Storia geologica di Montecassino, Stab. Di Mauro, Cava dei Tirreni 1920;
5. G. D’Erasmo, M. Moncharmont Zei, Il cranio giovanile di Elephas Antiquus italicus di Pignataro Interamna, nella Valle del Liri, Stab. Tip. Genovese, Napoli 1955.
Aquino
Seguendo la Via Latina, oggi facente parte della Via Francigena nel Sud e, superata l’area archeologica di Aquinum, si raggiunge il Museo della Città di Aquino. Esso è stato inaugurato nel 2000 e dal 2015 è intitolato all’archeologo siriano Khaled al Assad. La collezione archeologica ha una sezione dedicata alla Preistoria e Protostoria che raccoglie reperti paleontologici locali. Un grande pannello posto all’ingresso del rappresenta proprio un Mammut. Oltre alle collezioni archeologiche, il museo espone infatti fossili e resti di animali preistorici rinvenuti nella zona, offrendo una panoramica sulla fauna che popolava l'area milioni di anni fa.
Cassino
Seguendo la Via Francigena nel Sud – che passa parallelamente alla Via Casilina, verso Cassino e percorrendo la Via intestata a Santa Scolastica si arriva al Museo Archeologico Nazionale “Gianfilippo Carettoni (https://museocarettoni.it/). Nella prima sala del museo sono visibili reperti di epoca preistorica e protostorica. All'entrata osserviamo materiali lapidei e reperti di tali epoche. Da Cassino, presso la Località Folcara, proviene un frammento di molare di elefante, databile al paleolitico. Tutte le stanze del Museo sono perfettamente descritte sui sito:
https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_archeologico_nazionale_G._Carettoni_di_Cassino
Pignataro Interamna
Uscendo da Cassino e dirigendosi verso la costa si può seguire sia la superstrada per Formia o si può seguire, a piedi, la bretella che unisce il percorso che fa la Via Francigena nel Sud sull’Asse Casilina e sull’Asse della via Appia. Tale percorso è stato tracciato proprio per consentire ai Camminatori che seguono l’Appia di girare per raggiungere e visitare Montecassino e poi proseguire per la variante che passa nel Molise e si ricongiunge al percorso accreditato, a Benevento.
A Pignataro Interamna, un Comune situato nella valle del Liri, sono stati rinvenuti importanti resti di elefanti risalenti al Pleistocene. I primi ritrovamenti di fossili risalgono alla fine del ‘700. Nel 1816 venne poi localizzato un reperto fossile abbastanza significativo che fu consegnato alla Badia di Montecassino. Nel maggio del 1926 nel podere – contrada Fontanarosa – di proprietà di Saverio Tiseo, fu rinvenuto un esemplare «di mastodonte» poi identificato dagli scienziati come un individuo della specie di elephas antiquus Falconer. La lunghezza delle ossa facciali, dal muso alla sommità del cranio, era di m.1,43, la circonferenza del cranio era di circa 3 metri e le zanne avevano una circonferenza di 50 cm e una lunghezza di ben 2,20 metri. I reperti furono venduti all’American Museum of Natural History di New York il 3 dicembre 1928 e nel maggio dell’anno successivo furono trasferiti negli Stati Uniti d’America. Nel marzo del 1931 Hosborn pubblicò un accurato studio osteologico del magnifico teschio di Pignataro Interamna.
Il giacimento pleistocenico di Pignataro Interamna è ricordato in contrada Fontanarosa con un cartello gigante. Vi sono raffigurati un paesaggio pleistocenico nonché le varie tappe di ritrovamento degli scheletri di Elephas antiquus, compreso quello del 1949.
A Pignataro Interamna, un Comune situato nella valle del Liri, sono stati rinvenuti importanti resti di elefanti risalenti al Pleistocene. I primi ritrovamenti di fossili risalgono alla fine del ‘700. Nel 1816 venne poi localizzato un reperto fossile abbastanza significativo che fu consegnato alla Badia di Montecassino. Nel maggio del 1926 nel podere – contrada Fontanarosa – di proprietà di Saverio Tiseo, fu rinvenuto un esemplare «di mastodonte» poi identificato dagli scienziati come un individuo della specie di elephas antiquus Falconer. La lunghezza delle ossa facciali, dal muso alla sommità del cranio, era di m.1,43, la circonferenza del cranio era di circa 3 metri e le zanne avevano una circonferenza di 50 cm e una lunghezza di ben 2,20 metri. I reperti furono venduti all’American Museum of Natural History di New York il 3 dicembre 1928 e nel maggio dell’anno successivo furono trasferiti negli Stati Uniti d’America. Nel marzo del 1931 Hosborn pubblicò un accurato studio osteologico del magnifico teschio di Pignataro Interamna.
Il giacimento pleistocenico di Pignataro Interamna è ricordato in contrada Fontanarosa con un cartello gigante. Vi sono raffigurati un paesaggio pleistocenico nonché le varie tappe di ritrovamento degli scheletri di Elephas antiquus, compreso quello del 1949.
Esperia
Lasciato Pignataro Interamna e seguendo sempre la bretella della Via Francigena nel Sud, si sale il pendio che porta a Esperia, dove sono state scoperte impronte di dinosauri risalenti al Cretaceo. Le orme, attribuite a dinosauri teropodi, offrono una testimonianza tangibile della presenza di questi antichi rettili nella zona. Il geosito si trova in Località S. Martino, tra il Comune di Esperia (FR) e la frazione di Monticelli. Per raggiungerlo bisogna percorrere, dal centro storico di Esperia, il corso principale fino a raggiungere l’uscita meridionale dalle mura della cittadina attraverso l’antica Porta Morrone; ci si trova, quindi, sulla strada che conduce alla Località Polleca, nel Parco naturale Monti Aurunci. Oltrepassato il parcheggio, bisogna seguire la strada che si snoda ai piedi della catena montuosa (via Polleca), costeggiando una gola dalla quale si osservano, sulla destra, bellissimi torrioni calcarei e grotte carsiche. Dopo circa 1 km, la strada scende in una stretta valle e si biforca in due direzioni: percorrendo quella di destra, si imbocca via Capo d’Asciolo che, dopo circa 4 km di tornanti e di paesaggi montuosi particolarmente suggestivi, giunge al sito. Quest’ultimo è visibile come un affioramento calcareo, con stratificazione a franapoggio, messo in luce dal taglio stradale sulla parte destra della carreggiata. Appare come una superficie di strato di circa 40 metri quadrati, inclinata verso il piano stradale e costituita da roccia calcarea, che presenta più di 80 tracce di deambulazione di dinosauri: in particolare si tratta di icnofossili che testimoniano il passaggio di sauropodi di medie dimensioni (dinosauri dal collo lungo, quadrupedi ed erbivori) e teropodi di piccole dimensioni (dinosauri terrestri, principalmente bipedi e predatori). Gli animali lasciarono le loro tracce passando su una superficie che all’epoca doveva essere costituita fango calcareo.
Esperia - Aquino
Il viaggio di ritorno può seguire il percorso già fatto, ma può anche continuare per ritornare direttamente su Aquino, da dove il viaggio è partito passando da località Monticelli, dove si trova pure dell’ottimo vino prodotto localmente.
Altri luoghi
Chi volesse approfondire la ricerca su questa parte della storia del mondo, può visitare altri luoghi un poco più distanti dall’area. Alcuni Musei consigliati sono:
- Il Museo dell’Energia presso il comune di Ripi
- L’Ecomuseo ARGIL presso il comune di Pofi
- Il Museo dell’Energia presso il comune di Ripi
- L’Ecomuseo ARGIL presso il comune di Pofi
A Pofi, il Museo Preistorico, fondato da Pietro Fedele nel 1059, e ora denominato Ecomuseo ARGIL – Uomo e Ambiente nella valle Latina- espone una vasta collezione di reperti fossili e manufatti litici. che illustrano tutta la preistoria del Lazio meridionale a partire da un milione di anni fa. Tra i pezzi più significativi vi è la calotta cranica dell'Uomo di Ceprano, soprannominata "Argil", considerata il più antico reperto fossile d'Italia e tra i più antichi d'Europa, risalente a circa 400 mila anni e ritrovato dal prof. Italo Biddittu nel 1994. Il Museo si trova in Via San Giorgio, Pofi, Frosinone, Lazio, 03026, Italia - Telefono: 0775/380380 -cellulare: 388/8644122 - https://comune.pofi.fr.it/luoghi/2098637/museo-preistorico#description - https://www.ecomuseoargil.it/museo-di-pofi/#